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La signora Bella di Sotto, residente a Sucate, ci dice la sua sulla Moschea.
In questi giorni di clamore mediatico per il ballottagio a Milano tra la Moratti e Pisapia, di cose se ne sono dette ad ogni livello.
Io vengo da un paese piccolo, e quindi il mio metro di valutazione della politica è necessariamente più circoscritto. Credo infatti che il termometro del paese, la vera real-politik sia quella dei paese, delle circoscrizioni, dei quartieri.
A proposito della querelle (non solo politica) Moratti vs Pisapia, ho deciso di contattare una conoscente di Sucate, che vive proprio a Via Giandomenico Puppa, dove c’è la famigerata moschea.
Lei si chiama Bella Di Sotto, una casalinga vivace e spensierata, sposata da quasi trent’anni con il suo primo amore del liceo, Cecco Mitocca un bell’uomo di origine toscana.
Di Cecco le piacque subito il ceppo: alta borghesia toscana, forse qualche nobile nell’albero genealogico, studi classici a Firenze e poi Giurisprudenza a Milano.
Bella, chiamata così perchè a sua madre piaceva tanto la famosa favola, è una donna organizzata: al mattino, quando suo marito è uscito per andare a lavorare, lei attende la consegna giornaliera delle sue riviste preferite, e si prepara ascoltando un po’ di musica. Purtroppo alza sempre troppo il volume, cosa che spesso costringe il postino a suonare due volte.
Ricevuto il pacco del postino, Bella è pronta per le sue commissioni.
Dal fornaio lo sfilatino, dal pescivendolo il cefalo, dal fruttivendolo la fava.
Poi la manutenzione della casa: purtroppo a Sucate c’è un fastidioso problema di fognature, quindi spesso l’idraulico deve intervenire per una pompata veloce.
Infine Bella si occupa della cena; un menù semplice ma preparato con amore: spaghetti alla puttanesca, patata in umido, culatello.
Poi un po’ di tv e filata a letto, che la giornata è stata stancante.
Una persona normale quindi, la nostra Bella.
Ecco perchè sentivo che lei avrebbe potuto darmi un giudizio sincero sulla questione della moschea.
La sua risposta è stata “non ho nulla contro gli stranieri, in sé per sé. Però te lo dire, anche da un punto di vista architettonico sta moschea non mi convince tanto…ha un che di sporcaccione. Le hai viste quelle cupole, con quella cosa in cima? Sembrano tette con i capezzoli appuntiti dài. E quelle torri? Ecco, quelli sembrano peni eretti. E poi sti musulmani sono poligami, gente sporcacciona dài. Il simbolismo è importante, poi dici che i bambini alla scuola elementare si pomiciano. E’ una questione di immagine. Non mi piace un edificio che sembra una tetta in via Puppa, con colonne che sembrano peni eretti a Sucate, scusa eh! Una cosa del genere sarebbe stata meglio a Lecco, non trovi?”
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Che però fijetti belli, se c’avete la misantropia, le mestizia, le crisi d’identità, la coda di paglia, le manie di persecuzione e una socievolezza pari a quella del capibara sordomuto delle miniere del Klondike, se pensate che tutti siano scemi e voi no, tutti permalosi e voi no, tutti mesti e voi no, dovreste rimanere chiusi a casetta vostra a sette mandate. Non smerigliare i maroni sui soscial netvuorch.
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E quindi a Fukushima tenevano il carburante esausto in una piscinetta sul tetto.
In una centrale nucleare da milioni di dollaroni.
Mi viene in mente quando c’avevo 15 anni e con le amiche c’andavamo ad abbronzare all’asfalto del tetto di casa di Melania, riempiendo una piscinetta gonfiabile di acqua per tenere la birra in fresco.
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Ieri guardavo un film francese in cui parlavano di razzismo, citando popolazioni sconosciute ai più come i creoli, i togolesi, i martinichesi, i malgasci, gli antillani.
Ho capito che in Francia pè esse razzista ci deve avere una certa cultura.
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E fu dopo avermi apostrofato con un “ciao simpaticissima” che il dialogatore della nota Onlus capì quanto errato fosse il suo giudizio.
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- La Signora Maria: uff, non ho voglia di stare a sentire i maschi che parlano di politica, voglio parlare di argomenti da donne.
- La Fujiko: oggi mi sono messa lo smalto di Calvin Klein.
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Fujiko: allora che dici, per i vestiti che c’hanno regalato per provarli potremmo fare un video. Ce l’hai la videocamera?
Signora Maria: sì, c’ho la Kodak che mi hanno regalato per provarla.
Fujiko: ah fichissima. Vuoi fà a cambio con Lumea che m’hanno regalato per provarlo?
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Beauty lies in the soul.
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[Settimana MaiGol, momento vergogna] Alle mie feste tapparella delle medie, la ballad più gettonata era “I just can’t stop loving you” di Maigol Gesson.
Non si capisce bene il perchè, visto che la canzone è dell’87 e le mie feste tapparella sono cominciate almeno nel ‘91.
Comunque ogni volta che la sento mi viene in mente il mio amico tapparella Daniele, che portava l’apparecchio, c’aveva i dischi di Maigol, indossava camicie bianche già a 12 anni, ballava benissimo e sapeva fare il moonwalk.
Adesso lo vado a cercare su Facebook, così almeno il momento vergogna ce lo dividiamo a metà.
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Dice Graviano che la neurobiologia conferma che dopo 2 o 3 anni i ricordi vengono meno.
Pertanto “i pentiti non lo fanno apposta, è il cervello che gli fa dire cose false”.
In sostanza i pentiti non sono disonesti, sono rincojoniti.






